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Teatro Silvestrianum - Presentazione spettacoli

FITA LOMBARDIA... NON SOLO SPETTACOLI, MA...

FITA LOMBARDIA...

NON SOLO SPETTACOLI,

MA...

 

 

Teatro Silvestrianum

via A. Maffei, 29   Milano

www.teatrosilvestrianum.it

 

SABATO 13 MARZO 2010

ore 20,45

INGRESSO € 15,00
INTERAMENTE DEVOLUTO A FAVORE DEI

LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DEL TEATRO

 

prenota on-line

 

                     

 

 

Carla Mantegna

in

BELLEZZA

di Paola Columba

 

regia di Luigi Farioli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a dire la verità...

io non è che tutti i giorni

sto a tu per tu con il divino!

ma so,

e son sicura che pure voi lo sapete,

che per l'Inquisitore

tra strega e santa

la differenza

non è poi tanta!

 

Bellezza è un monologo scritto per essere interpretato da un'attrice in cui la protagonista (Isabella degli Orsini detta Bellezza) si racconta e racconta il suo iter processuale dando voce e interpretando più personaggi (maschili e femminili che di volta in volta si susseguono e popolano la sua storia e la sua vita) in modo leggero ed ironico con un linguaggio immediato e semplice, colorito e popolare (in un italiano corrente che a tratti sfocia in cadenze ed espressioni dialettali che ne accentuano la tradizione popolare) sdrammatizzando le sue vicissitudini e ponendo involontariamente l'accento sui pregiudizi, sulle incomprensioni e sulle chiusure mentali. Testo facilmente riconducibile anche a situazioni e schemi della società di oggi, Bellezza sta "fuori dal coro" incurante della stupidità e a volte dell'invidia di chi la vuole "strega". Capro espiatorio per una società incapace di darsi risposte ma soprattutto di porsi domande.

 

 

Luigi Farioli

Michele Di Lucchio

Carla Poretti

in

L'UOMO DAL FIORE

IN BOCCA

di Luigi Pirandello

 

regia di Carla Mantegna

 

 

 

 

 

 

 

Ma ci sono, di questi giorni,

certe buone albicocche...

Come le mangia lei?

con tutta la buccia, è vero?

Si spaccano a metà;

si premono con due dita,

per lungo...

come due labbra succhiose...

Ah, che delizia!

 

È forse un luogo comune quello secondo cui alcuni beni si apprezzano solo nel momento in cui vengono irrimediabilmente perduti; ben oltre l'abuso che di questa frase si è fatto e si farà, è comunque doveroso ammetterne la veridicità. 
Questo, in breve, è il tema di fondo dell'atto unico L'uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello. La scena è nota: una sorta di soliloquio in un bar notturno tra un uomo prossimo alla morte e un pacifico avventore che ha perduto il treno e cioè tra un uomo che vive intensamente il poco tempo concessogli dal male e un altro che è ricco di ore da trascorrere oziosamente in attesa del treno del mattino. L'uomo colpito dal male vive in un disperato delirio, come assente alla propria vita, ma sempre attaccato con l'immaginazione alla vita degli altri, ai particolari insignificanti delle abitudini altrui, in una sorta di annullamento voluto e razionale della propria esistenza. La tensione drammatica non riguarda quindi l'esito del dialogo quanto il suo svolgimento, e la situazione procede secondo la dialettica del paradosso. L'atto unico si va sviluppando secondo un criterio ben preciso: da una breve fase iniziale in cui il pacifico avventore espone le proprie vicissitudini e in cui i due personaggi sembrano quasi equipararsi come "peso" scenico, si passa alle fantasticherie e alle digressioni esistenziali dell'Uomo dal fiore, nelle cui parole si avverte il ritmo stesso dell'esistenza della gente "comune". Immagini normali, le vetrine dei negozi, la gente per strada, divengono nelle parole dell'Uomo dal fiore il simbolo stesso della vita che scorre; ed essa scorre per tutti, come la regia introduce in una sorta di prologo ritmato e muto, quasi una cartolina di una sicilianità stereotipata, come una visione sospesa che forse è solo immaginazione, riflessione sull'importanza della quotidianità e dei dettagli delle cose come estremo ed unico punto di contatto con la vita

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Scene e costumi Luci e audio

Aiuto regia

Dolores Fusetti Fabio Annoni

Caterina Muttoni